- pomeriggio

  • Cod. 26S
  • 12/05/2008
  • 14:00 - 17:00

Creativity forum per una metodologia e una cultura dell'innovazione

Per innovare non è sufficiente adottare nuove tecnologie occorre uno sguardo capace di vedere questo passaggio culturale, economico e sociale, occorrono una politica pubblica ed un sistema normativo adeguati a definire un ambiente favorevole per l'economia della conoscenza. Oggi il 70% dell’economia europea è oggi costituito dai servizi ( è il 75% negli States): proviamo a pensare quanta comunicazione, quanta conoscenza, sia in termini di relazioni sociali che di pervasività digitale, sono contenute in quel 70%. A fronte di questa percentuale occorre osservare che in Italia il sistema normativo, le procedure di rappresentanza e di negoziazione del mondo del lavoro, la definizione stessa delle politiche pubbliche, sono ancora l’espressione di un modello economico industriale manifatturiero. Se vogliamo che l'Italia sia protagonista nello straordinario cambiamento in corso dobbiamo stimolare l'innovazione in ogni aspetto della società e in particolare nella produzione dei contenuti che viaggiano in rete. Oggi il fattore di cambiamento che dà corpo al processo di innovazione che sta interessando l'intera umanità è Internet, la rete che connette in modo interattivo milioni di computer con la loro potenza di calcolo. La conoscenza nell'era digitale è però caratterizzata e prodotta da contesti tecnologici e normativi che ne garantiscano e ne favoriscano le condizioni per la creatività. Le contaminazioni e le combinazioni possibili, e ancora non immaginabili, sono la modalità della produzione creativa. Conoscenza e creatività, a differenza delle materie prime, non possono essere consumate ma hanno la prerogativa di aumentare quanto più circolano e quanto più vengono condivise e distribuite. Ci si inizia quindi ad interrogare sull'utilità dei brevetti in sé e persino del copyrigth nell'era digitale, sarebbe utile tornare a tutele differenziate a seconda del prodotto o del processo, come permettono le licenze "Creative Commons" ipotizzare libere utilizzazioni per fini non profit, come la tutela della vita, usare criteri di protezione che abbiano come precondizione il rispetto dei diritti umani, perchè solo la libertà di accesso alla conoscenza garantisce la libertà di concorrenza sui mercati e quindi l'innovazione qualitativa, sociale e di prodotto. Nel lavoro cognitivo (che è la modalità prevalente nelle economie post-industriali), difatti, risulta straordinariamente produttivo condividere modalità operative e di relazione capaci di valorizzare la condivisione. L’accessibilità e la trasparenza relativi ai processi di sviluppo delle soluzioni diventano cruciali: dietro alle soluzioni più efficaci tanto nell’innovazione di processo che di prodotto nella società digitale, della conoscenza e dei servizi, vi è una combinazione libera di potenzialità creative, di organizzazione del tempo e dello spazio del lavoro cognitivo. Questa libera combinazione richiede modelli normativi e strutture organizzative basati sulla condivisione della conoscenza, richiede di riconoscere la cooperazione in rete come mente collettiva, come mente distribuita, richiede di riconoscere la cooperazione come apprendimento relazionale, con libertà di accesso, di espressione, di ricerca. E’ più funzionale un quadro aperto che richieda dialogo e contaminazione in luogo dell’esclusività, condizioni per la creatività in luogo della ripetitività, modelli economici e commerciali basati sull’aumento qualitativo e quantitativo del prodotto immateriale condiviso, in luogo del suo consumo ed esaurimento, la condivisione in luogo della scarsità, la responsabilità in luogo del controllo Il convegno si interroga sui temi della produzione e condivisione di conoscenza alla ricerca di un nuovo modello di tutele che, al tempo stesso, non freni l’innovazione che nasce dalla circolazione e dal riuso delle conoscenze.

Programma

  • Relazioni

    • Le reti europee di Regioni sulle azioni innovative: ERIS@

    • Il punto di vista dei giovani