- mattina

  • Cod. 07C
  • 13/05/2008
  • 10:00 - 13:00

ICT e sostenibilità

Le implicazioni ambientali dell’ICT non sono state oggetto della stessa attenzione dedicata agli aspetti economici, tecnologici e sociali. A lungo ignorati i milioni di tonnellate di rifiuti elettronici hanno oggi nel mondo un nome sinistro: e-waste (spazzatura elettronica). I rifiuti del settore IT mostrano il più alto tasso di crescita fra i rifiuti municipali e industriali. L’impatto ambientale dei rifiuti elettronici è stato sottovalutato nel primo mondo perché spesso esportati nel terzo. I computer contribuiscono alla emissione di CO2 più di quanto si pensi. Costruirli richiede una notevole quantità di energia e materie prime non rinnovabili. I PC contengono sostanze considerate tossiche per l'ambiente e non biodegradabili. La rilevanza ambientale discende poi anche dai consumi di energia durante il funzionamento e dallo smaltimento a fine vita. L’Unione Europea ha, già nel 2002, varato la direttiva WEEE (Waste Electrical and Electronic Equipment), la cui idea guida consiste nel responsabilizzare le industrie del settore, invitandole a progettare in maniera ecocompatibile, limitando l'utilizzo degli inquinanti. I principi di design for the environment prendono in considerazione già nella fase di progettazione gli aspetti ambientali e i costi correlati alla gestione dei beni a fine vita, per facilitarne smaltimento e riciclaggio. Al fine di promuovere l’introduzione di una progettazione che tenga conto dell’ambiente devono essere gli stessi produttori di apparecchiature hi-tech a pagare i costi della raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti elettronici, possibilmente senza accollare i costi aggiuntivi al consumatore. In Italia, ultimo paese in Europa ed attuare la direttiva, è dall’inizio di quest’anno finalmente operativo il decreto sui RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), che vede coinvolti produttori e distributori, pubbliche amministrazioni locali, ministero dell’ambiente e consumatori. Nonostante la soddisfazione restano in sospeso non poche questioni, ad esempio sullo smaltimento dei rifiuti storici o di quelli professionali e industriali. Comuni e produttori realmente non faranno pagare questo servizio? Quali incentivi si possono pensare per instaurare cicli virtuosi? E le risorse per la ricerca e lo sviluppo? Certamente lo smaltimento dei rifiuti elettronici si potrà risolvere in prospettiva solo con la progettazione di computer sostenibili. Il green computing, nato nel settore dei grossi centri di calcolo dove i consumi energetici sono più sentiti, sta affermando principi di progettazione ambientale, come l’uso di nuovi materiali al posto di quelli potenzialmente nocivi, l’adozione di tecniche che consentano di riparare più facilmente i computer o di disassemblarli indicando dove sono contenuti i componenti potenzialmente pericolosi. Accorgimenti che semplificheranno così la vita di chi dovrà smaltire il rifiuto elettronico. Il Green Public procurement si occupa di sostenibilità negli acquisti. I consumatori, le imprese e le amministrazioni pubbliche, scegliendo di acquistare computer e altri apparati elettronici che abbiano un maggior rispetto per l’ambiente, possono spingere i produttori a progettare apparati “più verdi”. Molti computer sono dismessi quando funzionano ancora e spesso ciò che li rende obsoleti è solo il software. La riduzione artificiosa del ciclo di vita di un apparecchiatura ne introduce la possibilità di riuso. Visto da alcuni con sospetto perché ritenuto non economico, il riuso può essere una concreta possibilità per ritardare l’ingresso nella filiera dei rifiuti di computer funzionanti; le donazioni, magari da una amministrazione pubblica ad un'altra, sono una possibilità da considerare dove un ruolo interessante può essere giocato dall’open source. Il rapporto fra "Sostenibilità ambientale e ICT” ha però un’altra faccia. Se infatti i computer hanno un impatto ambientale nel loro ciclo di vita, proprio l’Information Society ha in sé gli elementi per migliorare l’equilibrio del sistema. Non si insisterà mai abbastanza sull’importanza del

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    • I rifiuti del settore IT: che fine fanno i computer?