- mattina

  • Cod. Si.1
  • 12/05/2009
  • 10:00 - 13:00

La sicurezza urbana e territoriale: un obiettivo di sistema

(in partnership con Techfor)
La sicurezza dei cittadini e dei territori, il contrasto alla cultura mafiosa,l’impegno per una “legalità a tutto campo” sempre e ovunque non sono solo imprescindibili obiettivi politici per qualsiasi amministrazione centrale o territoriale, ma sono anche prerequisiti per quella “sicurezza dello sviluppo” che è fattore chiave per la crescita del paese e per la qualità della vita dei suoi cittadini in particolare nella contingenza di una crisi economica globale. Anche in questo campo così importante FORUM PA ‘09 intende perseguire la sua strategia di “essere al centro dell’innovazione” e decide quindi di dedicare uno dei quattro convegni principali al tema della sicurezza sulla base dei seguenti assunti: La Pubblica Amministrazione gioca un ruolo chiave nel garantire il diritto alla sicurezza sia per la costruzione delle politiche, sia per il suo stesso agire. Per politiche complesse come quelle per la sicurezza le amministrazioni non possono che lavorare facendo sistema tra di loro e con le forze economiche, sociali e civili del Paese. Il concetto di “sicurezza partecipata” mette proprio in luce questa necessaria alleanza che, forte del dettato costituzionale sulla sussidiarietà orizzontale e verticale, non può procedere che attraverso strategie integrate e concertate tra tutti gli attori (Stato, Regioni, Enti Locali, rappresentanti delle imprese, dei sindacati, del terzo settore, delle associazioni del volontariato). Una moderna ed efficace politica per la sicurezza è quindi sempre più partecipata ed integrata e vede nella prevenzione generale il suo obiettivo primario. La sicurezza è quindi, anche in questo senso, il risultato di sforzi congiunti di soggetti diversi , né può essere demandata alla sola magistratura o alle sole forze dell’ordine. Questo approccio alla sicurezza, basato sulla cultura della legalità, è fortemente innovativo e presuppone amministrazioni in grado di essere anch’esse innovative. L’innovazione dovrà essere pervasiva e comprendere processi, modelli culturali e organizzativi, strumenti operativi, mezzi tecnologici. Da questo punto di vista le nuove tecnologie sono un essenziale fattore abilitante per la politica della sicurezza. L’Italia ha un ruolo di eccellenza nel settore, ma è povera di momenti in cui questa eccellenza può essere mostrata e sperimentata e dove le aziende italiane di eccellenza possano far valere il loro primato tecnologico.

Commenti

Tutto giusto ma l'innovazione non è più tale...

Un modello di sicurezza che trovi supporto nella diffusione della cultura della legalità e nell'utilizzo delle nuove tecnologie è certamente condivisibile ma non è più, purtroppo, definibile come innovativo. La stessa sicurezza partecipata - concetto incontestabile nella sua essenza - rischia di diventare una formula rituale se non accompagnata da una chiara normativa di riferimento, anche a livello statuale, che renda espicito ogni ruolo ed ogni attività, nel rispetto delle diversità locali. Potrebbe risultare utile, per uscire dagli equivoci delle buone intenzioni, definire finalmente un piano nazionale di interventi di "altra sicurezza" (che non consideri, cioè, le iniziative rivolte esclusivamente alle attività delle forze di polizia e/o della magistratura), da concordarsi evidentemente con le Regioni e gli altri enti interessati e che rappresenti una definitiva programmazione di risorse mirate, con obiettivi e tempi certi. Altrimenti rischiamo di rivederci tra dieci anni per ridiscutere su "novità" ed "innovazioni" che, già oggi, dovrebbero aver trovato attuazione da molto tempo.