- mattina

  • Cod. T.8
  • 12/05/2009
  • 09:00 - 12:00

Riprendiamoci le nostre risorse

Le Amministrazioni locali del Mezzogiorno e le associazioni di volontariato per la legalità e contro le mafie e per il riuso sociale dei beni sequestrati alla criminalità organizzata
La battaglia per la riconquista dei territori allo Stato e alla legalità è ormai una costante di tante amministrazioni del Mezzogiorno e i successi non sono mancati, così come i problemi di una guerra combattuta senza esclusione di colpi. Dalla giornata della memoria dei caduti contro le mafie tenutasi a Napoli il 21 marzo 2009, che ha visto oltre 150 mila persone prevalentemente giovani sfilare insieme a viso aperto, si è levata una proposta per rendere ancor più cogente la lotta alla criminalità organizzata, liberare parti di territorio dalla sua nefasta influenza, portare in bonis beni e imprese sequestrate ai criminali. Se primi importanti – seppur parziali – risultati ormai si registrano sul piano del riuso dei beni civili sequestrati ai mafiosi, lo stesso risultato non può essere registrato sul fronte delle imprese gestite dalla criminalità organizzata e a loro volta oggetto di sequestro. Su quasi 1.100 aziende sequestrate solo 60 risultano ancora operative, gestite prevalentemente in forma cooperativa, che hanno continuato a garantire occupazione e reddito ai lavoratori. Le altre sono chiuse con perdita di posti lavoro e di reddito e rappresentano una sconfitta dello Stato. Gli ostacoli principali registrati sono tre: 1.la difficoltà di rilevarle (molte di loro hanno debiti con le banche, con il sistema previdenziale, con i fornitori e chi subentra deve garantirli): le nuove aziende che rilevano le attività (spesso cooperative degli stessi lavoratori) non sono in grado di fornire al sistema creditizio le garanzie necessarie; 2.una volta rilevate: l’ostilità della criminalità organizzata che chiude loro i possibili mercati; 3.la difficoltà, in fase di start up, di trovare manager in grado di rilanciarle. L’impegno delle amministrazioni del sud (ma il problema ormai si estende all’intero Paese, visto che la criminalità organizzata sta acquistando imprese del nord in difficoltà finanziarie dovute anche alla crisi internazionale – il che lascia presumere un incremento del fenomeno) è quello di riconquistare territorio, economie e attività oggi in mano ai mafiosi. Per questo parte da Napoli, e si dirige dall’intero sud verso il resto del Paese, una proposta che veda in prima fila proprio le amministrazioni a fianco dello Stato, delle associazioni, delle centrali cooperative, delle ONLUS, del terzo settore impegnato in questa azione. La proposta – che prevede un intervento normativo specifico – ha quindi lo scopo di consentire: •la ristrutturazione del debito delle aziende confiscate alla mafia; •la ricollocazione delle aziende sul mercato (stimolando e selezionando i possibili acquirenti – anche per evitare che “colletti bianchi” le acquistino per riportarle nella disponibilità del crimine organizzato); •la fornitura a queste imprese, una volta rilevate dal mercato, di condizioni di sicurezza (nella fase di start up) per lo svolgimento delle attività nell’area in cui sono localizzate ossia assicurarsi che le “condizioni ambientali” possano permettere una normale prosecuzione di attività. L’iniziativa, organizzata dal Comune di Napoli con altre amministrazioni locali del Mezzogiorno, da Legautonomie, da Libera, è diretta a produrre una specifica normazione di settore (si rivolge quindi a Parlamento e Governo) e a mobilitare risorse nella direzione indicata (coinvolgendo le Amministrazioni locali e regionali dell’intero Paese, il sistema creditizio, gli operatori economici, gli imprenditori, la cooperazione e il terzo settore).