28 maggio, giovedì - mattina

  • Cod. ws.106
  • 28/05/2015
  • 10:00 - 11:30
  • Padiglione 40A
  • Stand ISTAT

Forme fisiche dei sistemi urbani

La suddivisione in  sistemi locali del lavoro ha dato luogo ad una dei modi più interessanti di rappresentazione statistica del territorio, generando una griglia di lettura sostanzialmente svincolata dalla geografia amministrativa e più efficacemente orientata ad una lettura sociale ed economica dei luoghi dei vita.
In questa sessione verranno illustrati i metodi  di costruzione e alcuni casi rilevanti di utilizzo dei nuovi sistemi locali del lavoro per una interpretazione di fenomeni diversi  (urbanizzazione, cultura, sistema produttivo, demografia).

Programma

  • Consumo di suolo e forme insediative nei sistemi locali urbani

    La geografia dei Sistemi locali consente una lettura dei livelli di consumo di suolo e delle morfologie dell’edificato dei principali sistemi urbani, prescindendo dalle discontinuità artificialmente introdotte dai limiti amministrativi. Sono stati a tal fine utilizzati alcuni indicatori descrittivi di due componenti, livelli e forme del consumo di suolo, utilizzando come base cartografica di analisi quella delle basi territoriali dei censimenti (2011). Per la quantificazione dei livelli di consumo i Sl sono stati classificati in funzione della combinazione dei valori di due indicatore: l’incidenza delle superfici dell’edificato strutturato e la densità della popolazione residente in aree extra-urbana. La lettura si arricchisce con una misura del “peso” dei principali poli attrattori (in termini di concentrazione dei posti di lavoro) di ciascun sistema locale. Per la descrizione delle forme degli insediamenti le stesse aree sono stati invece caratterizzate in base alla superficie media delle aree edificate e della concentrazione di queste ultime sul territorio (densità).  Un’ulteriore misura morfologica considerata descrive il grado di frammentazione dei margini dell’edificato. In questa analisi emerge in modo netto la disomogeneità delle forme insediative che caratterizzano le maggiori realtà urbane italiane, riconducibile a diversi modelli di sviluppo delle reti connettive locali nelle quali si sostanziano le relazioni tra persone e attività.

  • Una classificazione socio demografica dei sistemi locali

    L’utilizzo dei sll per rappresentare gli aspetti socio demografici del territorio italiano, consente una prima importante sintesi di un mosaico composito di realtà pulviscolari tra loro molto eterogenee. I sll, infatti, permettono di analizzare le diverse caratteristiche comunali all’interno di una unità di base omogenea, individuata su una definizione ampia e articolata che generalmente viene data al mercato del lavoro e che si concretizza localmente sul territorio. Partendo dai sll, la dimensione socio-demografica può essere sintetizzata focalizzando l’attenzione su tre assi principali: la struttura demografica, la dinamica di popolazione e un terzo asse che, con caratteristiche più sfocate, individua gli aspetti più propriamente territoriali. All’interno di queste specificità sono stati individuati, con delle metodologie statistiche di clustering, degli ulteriori raggruppamenti che consento di individuare profili sociali simili, pur nell’indubbia variabilità che caratterizza il territorio italiano. Ciò consente di aumentare la capacità interpretativa dei diversi fenomeni territoriali dando a questi, una gradazione cromatica altrimenti valutata senza sfumature. Ciascun cluster presenta, quindi, delle precise caratteristiche socio-demografiche che, da una parte, ne definiscono la natura rispetto agli altri gruppi e, dall’altra, ne qualificano la portata cognitiva.

  • Patrimonio, paesaggio, tradizione e creatività: la geografia culturale dei SLL

    La caratterizzazione socio-economica dei sistemi locali permette di verificare in che misura fattori come il patrimonio artistico e naturale, la storia, la cultura e la tradizione locale rappresentino una risorsa e un’opportunità di crescita per i territori.
    Attraverso una lettura dei dati e indicatori statistici disaggregati a livello territoriale si cerca dunque di misurare “la vocazione culturale e attrattiva dei Sistemi locali”, definita in funzione della consistenza del patrimonio culturale e paesaggistico e del loro orientamento verso la produzione di beni e servizi che incorporano ed esprimono un alto contenuto culturale - simbolico, estetico, artistico e creativo, legato alla tradizione e all’identità dei luoghi, e che possono rappresentare un fattore strategico per i processi di sviluppo.
    Nello specifico, due sono i principali parametri considerati. Da una parte il patrimonio culturale e paesaggistico, cioè la presenza fisica sul territorio di luoghi, beni materiali, strutture, istituzioni e altre risorse di specifico valore e interesse storico, artistico, architettonico e ambientale. Dall’altra, la qualità del tessuto produttivo/culturale, cioè l’insieme di attività di produzione, distribuzione e formazione d’interesse culturale che comprende le imprese dell’industria culturale in senso stretto, le industrie creative e le imprese di produzione di prodotti di tradizione locale e di qualità.
    Rispetto a tali dimensioni l’analisi permette di disegnare una nuova geografia del territorio nazionale – con le sue eccellenze, i suoi squilibri e i suoi ritardi - e di individuare ecosistemi culturali omogenei rispetto all’insieme delle risorse che contribuiscono a definirne l’attrattività e la competitività in ambito culturale.

  • Struttura e performance delle imprese nei SLL

    L’aumentata disponibilità di dati economici relativi alle imprese italiane e la possibilità di riferirli ai luoghi di produzione consente di approfondire importanti aspetti competitivi del nostro tessuto produttivo. La scelta dei sistemi locali, aree delimitate sulla base dei rapporti tra luoghi di residenza e di lavoro, rafforza la capacità esplicativa delle nuove informazioni disponibili.
    L’analisi, condotta con riferimento alle unità locali, si concentra sulle due più importanti dimensioni che caratterizzano il tessuto delle imprese italiane nel 2012: le caratteristiche strutturali (addetti, unità locali, dimensione media delle unità locali) e i principali risultati economici, espressi sia in termini di peso percentuale sul totale dell’economia che come rapporti caratteristici.
    Verrà presentato anche un approfondimento sulle performance delle imprese sui mercati internazionali.

  • I distretti industriali 2011

    L’Istat ha individuato l’elenco dei distretti industriali 2011 identificati a partire dai Sistemi Locali del Lavoro (SLL) del 2011. Questi ultimi sono stati definiti utilizzando gli spostamenti luogo di residenza/luogo di lavoro rilevati con il 15° Censimento della popolazione. Per individuare i distretti industriali, l’Istat ha applicato a ciascuno dei 611 SLL i dati relativi alle unità locali, alle attività economiche e agli addetti desunti dal 9° Censimento dell’industria e dei servizi. I distretti industriali sono entità socio-territoriali costituite da una comunità di imprese e di persone unite, oltre che da relazioni territoriali, anche dai legami socio-economici che tale compresenza genera. La metodologia di individuazione dei distretti industriali dell’Istat seleziona i SLL caratterizzati dalla presenza di micro, piccola e media impresa (in accordo con la disciplina comunitaria, costituite da unità produttive con meno di 250 addetti), con una elevata concentrazione territoriale di occupazione manifatturiera focalizzata in un’industria principale. Sono 141 i distretti industriali identificati dall'Istat. Essi costituiscono circa un quarto del sistema produttivo del Paese, in termini sia di numero di SLL (il 23,1% del totale), sia di addetti (il 24,5% del totale), sia di unità locali produttive (il 24,4% del totale). L'occupazione manifatturiera distrettuale rappresenta oltre un terzo di quella complessiva italiana, in linea con quanto osservato 10 anni fa. All'interno dei distretti industriali risiede circa il 22% della popolazione italiana. Aumenta l'estensione e la dimensione demografica ed economica dei distretti. Ogni distretto, in media, è costituito da 15 comuni (13 nel 2001), abitato da 94.513 persone (67.828 nel 2001) e presidiato da 8.173 unità locali (6.103 nel 2001) che assorbono 34.663 addetti (26.531 nel 2001).